L’inquietudine di Piombino

dicembre 09, 2017

L’inquietudine di Piombino. Meno acciaio, più turismo

di Matteo Meneghello
02 dicembre 2017

lucchini-piombino

Vuoi mettere lavorare tra gli ombrelloni e gli olii abbronzanti, invece che alla colata di duemila gradi?». L’operaio piombinese Bruno, protagonista della Bella Vita, di Paolo Virzì, lo diceva nella primavera del 1994, all’indomani della privatizzazione del siderurgico di Piombino. Sognava di mettersi in proprio, smarcandosi da un altoforno troppo ingombrante. Allora il futuro dello stabilimento toscano era in bilico e la città iniziava a interrogarsi sulle alternative alla vocazione siderurgica. Sono passati quasi 23 anni e ancora ci si interroga, mentre il mercato nel frattempo ha detto no tre volte ai tentativi di rilancio dell’acciaieria.

Prima con l’iniziativa di Luigi Lucchini, sfociata nel commissariamento Bondi e la cessione ai russi di Severstal. Poi è stato il gruppo di Alexei Mordashov a gettare la spugna, e il commissario Nardi ha ha ceduto gli asset a Cevital. Ora anche questa esperienza è al capolinea, e di fronte alla minaccia di un lungo contenzioso con il Governo anche il presidente Issad Rebrab sembra orientato a cedere l’attività…

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